Il paese della lingua guasta
Achille Campanile gli fa un baffo, a quelli di Trenitalia. Ionesco, probabilmente, non raggiunge certe vette. Augusto Frassineti dovrebbe rimettere mano ai “Misteri dei ministeri” per trasformarlo in “ministeri delle ferrovie”. La surreale vicenda della capotreno punita per aver detto “guasto” di un treno guasto, ma errando perché secondo il manuale delle Ferrovie la parola “guasto”, quando a guastarsi è un Frecciarossa o un Frecciargento, non si può dire – pur essendo, oggettivamente, il treno guasto.
18 AGO 20

Achille Campanile gli fa un baffo, a quelli di Trenitalia. Ionesco, probabilmente, non raggiunge certe vette. Augusto Frassineti dovrebbe rimettere mano ai “Misteri dei ministeri” per trasformarlo in “ministeri delle ferrovie”. La surreale vicenda della capotreno punita per aver detto “guasto” di un treno guasto, ma errando perché secondo il manuale delle Ferrovie la parola “guasto”, quando a guastarsi è un Frecciarossa o un Frecciargento, non si può dire – pur essendo, oggettivamente, il treno guasto (cioè non cammina, va lento, sta fermo, fa le bizze, non avanza, viene deviato; insomma, quando tutti gli umani passeggeri dicono: ma è guasto!). Però se la parola “guasto”, rispetto a un treno guasto, non si può usare, ne consegue che quel treno “guasto” non è mai – praticamente un miracolo della tecnica, oltre che dell’illusione linguistica: come fa a essere guasto un treno, oppure una mozzarella, per cui la parola “guasto” non è prevista? E’ il colpo di genio – un po’ come quando chiamano solidarietà una tassa.
Dovrebbero parlare come mangiano, quelli di Trenitalia, altro che giostrarsi, spiega il Corriere, con tre manuali (uno persino con il contributo del dipartimento di Studi filologici della Sapienza: ma si può?). Bisognerebbe farli recensire, quei manufatti. Se uno paga per un Frecciarossa o Frecciargento, può pure sentirsi leggermente preso per il culo, bloccato in mezzo alla campagna, né avanti né indietro: “Scusi, capotreno, c’è un guasto?”. “Guasto? Che parola è: guasto? Controllo tecnico…”. Il genio letterario di Trenitalia saprebbe alla fine anche trovare il raccordo tra il binario, gli asparagi e l’immortalità dell’anima.
Dovrebbero parlare come mangiano, quelli di Trenitalia, altro che giostrarsi, spiega il Corriere, con tre manuali (uno persino con il contributo del dipartimento di Studi filologici della Sapienza: ma si può?). Bisognerebbe farli recensire, quei manufatti. Se uno paga per un Frecciarossa o Frecciargento, può pure sentirsi leggermente preso per il culo, bloccato in mezzo alla campagna, né avanti né indietro: “Scusi, capotreno, c’è un guasto?”. “Guasto? Che parola è: guasto? Controllo tecnico…”. Il genio letterario di Trenitalia saprebbe alla fine anche trovare il raccordo tra il binario, gli asparagi e l’immortalità dell’anima.